Obesità

L' obesità è una malattia tipica, anche se non esclusiva, delle società dette "del benessere". Si definisce obeso un individuo la cui massa di tessuto adiposo sia eccessiva e sia in grado di essere causa o forte aggravante di malattie. Tra queste sono le disfunzioni cardiocircolatorie, il diabete, problemi alle articolazioni e la sindrome da apnea notturna.

Dieta ipocalorica e movimento fisico possono aiutare nei casi meno gravi, ma per quelli più problematici si interviene anche con terapie farmacologiche o chirurgiche.

L'obesità è legata:

* a condizioni genetiche,
* a disfunzionamenti ormonali e
* alla psiche del paziente,

dove spesso risiede la causa di questi disordini alimentari. È quindi basilare un supporto psicologico o psichiatrico per curare questa grave malattia fortemente invalidante.
Per approfondire, vedi la voce Peso corporeo umano.
Indice
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* 1 Obesità nei bambini
* 2 Voci correlate
* 3 Bibliografia
* 4 Collegamenti esterni

[modifica] Obesità nei bambini
Indice di massa corporea in non adulte, sane ragazze tedesche
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Indice di massa corporea in non adulte, sane ragazze tedesche

L'obesità nei bambini è molto diffuso nei paesi sviluppati in gruppi di popolazione povera. I dati sono allarmanti: infatti per i bambini dai 6 ai 12 anni dal 1976 al 1980 il tasso di obesità era del 7% mentre (nella stessa fascia d'età) dal 1988 al 1994 era del 12% per poi passare alla punta del 15% nel 2000.

Le regioni più interessate da questo problema sono prevalentemente quelle dell'Italia Meridionale, tant'è che a Napoli si registra un tasso del 16.6%. In Toscana, Emilia Romagna, Campania, Puglia, Sicilia il tasso di popolazione in sovrappeso arriva al 23.6% e quella obesa al 13.5%. È molto cresciuto negli ultima anni anche il tasso di obesità nei teenager (13-19), infatti dal 1976 al 1980 la popolazione adolescente obesa raggiungeva il 6%.

D'altronde è molto difficile di stabilire dei validi criteri per l'obesità in generale. E di conseguenza circolano delle tabelle e indicazioni molto etrogenee.
Per approfondire, vedi la voce Peso forma.

In bambini e adolescenti si complica ulteriormente la faccenda, perché in fase di crescita e sviluppo sessuale, i dati biometrici stessi variano notevolmente.
Indice di massa corporea in non adulti, sani ragazzi tedeschi
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Indice di massa corporea in non adulti, sani ragazzi tedeschi

Come illustrazione un grafico statistico (germanico) in merito: come dato biometrico funge l'indice di massa corporea IMC. 3 percentili significa, che 3 di 100 giovani sani di una determinata età e sesso si trovano sotto il valore indicato.

Metodo alimentare Zona

Il metodo alimentare Zona è un regime alimentare basato sull'equilibrio ormonale. Viene anche chiamato "dieta a Zona" sebbene il concetto di "dieta" sia generalmente attribuito a un regime temporaneo, mentre la Zona è uno stile di vita da mantenere nel tempo. È stato studiato e applicato da Barry Sears, scienziato statunitense, e successivamente esportato in tutto il mondo: in Italia il metodo è stato diffuso dal Dott. Aronne Romano fin dal 1997. Dalla seconda edizione del libro "Come Raggiungere la Zona" (Sperling & Kupfer), le ricette originali americane sono state trasformate grazie alla colaborazione dello Chef Memo Romano in ricette più consone allo stile alimentare del nostro Paese.

Il metodo Zona inizialmente è stato pensato per aiutare persone affette da cardiopatie e diabete, e soltanto in seguito esteso alla popolazione sana.

Il metodo alimentare Zona non si basa sul calcolo delle calorie, bensì sugli effetti ormonali che l'alimentazione produce sul corpo umano. Barry Sears ha puntato i suoi studi sugli eicosanoidi, ormoni già oggetto di studio per Sune K. Bergstroem, Bengt I. Samuelsson e John R. Vane (ai quali valsero il Premio Nobel per la medicina nel 1982). Punto focale del metodo alimentare Zona è la proporzione 40:30:30, intesa come proporzione di carboidrati, proteine e grassi nell'alimentazione giornaliera.
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* 1 Critiche
* 2 Diete ipocarboidratiche
* 3 Pagine correlate
* 4 Bibliografia
* 5 Collegamenti esterni

[modifica] Critiche

In Italia il metodo Zona è stato attaccato dai sostenitori della dieta mediterranea classica, con l'accusa di essere iperproteico (ovvero di dare troppa importanza alle proteine). Non bisogna inoltre trascurare il fatto che l'apporto di proteine, quando derivano dal mondo animale, hanno anche un alto contenuto di grassi e di scorie azotate, che possono influire sullo stato di salute, meglio utilizzare proteine del mondo vegetale (ad esempio la soia).
Anche i sostenitori della dieta italiana criticano il metodo a Zona (insieme alla dieta macrobiotica, al metodo Kousmine o alla dieta vegana) perché accusato di essere "ortoressico" (cioè predispone ad una posizione "integralista" sull'alimentazione, con un'ossessione maniacale per i cibi sani).

[modifica] Diete ipocarboidratiche

Le diete con basso indice di carboidrati, come la dieta Atkins, sono diventate molto popolari negli Stati Uniti nel 2003 e nel 2004, sebbene Barry Sears precisi che abbassare la quantità di carboidrati non è sufficiente a portare un equilibrio ormonale, che è il risultato di un'alimentazione curata. Oltre a diminuire il contenuto in carboidrati è opportuno differenziare quest'ultimi tra carboidrati a basso indice glicemico (contenuti nelle verdure e nella frutta) e carboidrati ad alto indice glicemico (come gli amidi della pasta, del pane,patate ecc.)

Macrobiotica

La macrobiotica è un regime di vita basato in particolare su una dieta. L'antica parola di origine greca (macros=grande, bios= vita, vivere una grande vita, longevità) fu adottata per primo dall'igienista tedesco Gregor von Hufeland nel 1700. Ma senz'altro la notorietà del termine ai tempi nostri si deve a Georges Ohsawa, nome d'arte di Sakurazawa Yojiji (Tokio 1889-1966), prolifico scrittore autodidatta che contribuì moltissimo alla diffusione delle tradizioni orientali quali arte del tè, bonsai, judo, agopuntura e medicina tradizionale Cino-Giapponese (quest'ultima vista con una sorta di "lente deformante") tutta Ohsawiana del Principio Unico Yin/Yang, o Legge degli Opposti Complementari che è la base di tutte le filosofie estremo-orientali.

I proponenti odierni della macrobiotica sostengono in linea di massima una cultura pacifista attraverso il federalismo mondiale, basato sulla migliorata e più pacifica natura di individui, famiglie e società grazie ad una vera e propria migliorata salute fisica e spirituale, e questo grazie ad uno stile di vita più sano ed equilibrato, sulla base di respirazione regolare, yoga ed esercizio fisico non smodato, e sicuramente, un'alimentazione assai diversa dai modelli odierni, centrata su cibi biologici ed integrali, con grande prevalenza dei vegetali sulla componente di derivazione animale. I cereali completi sono il cibo umano per eccellenza, specie se in forma di chicco come il riso, seguiti da verdure, leguminose, frutta, alghe, semi e noci, e quant'altro purché inserito in un regime sano e personalizzato, ma sempre col cereale ad ogni pasto. La macrobiotica diffusasi in Giappone, India, Europa e Americhe grazie ad Ohsawa Georges e Lima, Kushi, Muramoto, Aihara, Lèvy, Rivière, de Langre, Dufty, Tara ed innumerevoli altri (Ferro Ledvinka, Carlo Guglielmo e Roberto Marrocchesi in Italia), è stata invero la grande antenata di movimenti come l'ecologismo, il vegetarianismo e vegan, le coltivazioni biologiche, l'uso delle arti marziali, l'agopuntura e quant'altro. Questo primo mvimento di cultura "alternativa" non ha però saputo mantenere per se il primato nel tempo e nella qualità, neppure tra le medicine naturopatiche o le dietetiche curative che tutte ad essa si sono ispirate, o l'hanno copiata spesso senza citare la fonte. Basti pensare all'introduzione di cibi del tutto ignoti in Occidente come tofu e derivati tradizionali della soia, e miso, tempeh, natto, e poi gallette di riso soffiato, kuzu, l'uso alimentare delle alghe, di semi come il sesamo, e migliaia di ricette originali e deliziose quasi sempre di base vegetale ed integrale. La macrobiotica moderna ancora vive nell'ispirazione dietetica delle scuole naturopatiche o di migliaia d'individui e gruppi, secondo alcuni è addirittura una valida risposta non solo preventiva ma pure terapeutica alle moderne malattie degenerative ancora poco o non curabili, e questa sfida forse ha contribuito a rendere meno popolare la macrobiotica visto che i casi di successo con la malattia conclamata (es. cancro, AIDS ecc.) sono ancora pochi per costituire una prova certa.

Ogni individuo che lo faccia liberamente e con un buon supporto di ricette e conoscenze culinarie (altro limite alla diffusione della macrobiotica nel mondo frettoloso e schizofrenico moderno) senza dubbio può comunque trarre vantaggio da una pratica elastica ma seria della macrobiotica in senso dietetico (ricordiamo che non è una dieta, non solo almeno) nel trarne beneficio per la forma fisica, il peso, l'elasticità dei tessuti e del pensiero, e ci sono casistiche di migliaia di guarigioni di cui non poche suffragate da prove mediche, anche in caso di malattie molto serie. Si tratta comunque della riscoperta di se stessi in senso socratico e non cartesiano, e quasi tutti sostengono che ne è valsa la pena. La modifica dell'alimentazione in senso più cerealiano conduce eventualmente ad una società di individui migliori, più pacifici, equilibrati e meno egoisti, o ciò almeno nelle intenzioni del padre fondatore, l'ideologo sognatore, utopista, pacifista vegetariano e severo maestro, Sakurazawa Sensei.

La pratica macrobiotica che ricordiamo non è solo una dieta una filosofia o una religione, ma è piuttosto una visione del mondo che pone al suo centro il rispetto e la conoscenza della vita e una via verso la pace la salute e la giustizia. La visione olistica del mondo abbracciata dalla macrobiotica è quella orientale dello yin e dello yang ossia le due forze opposte e complentari che governano ogni aspetto della vita e della natura. Lo yin rappresenta la forza o l'energia che produce espansione (esempio acqua aria), alcuni frutti che crescono più rapidamente di altri sono da considerare più yin di altri. Lo yang rappresenta la forza o l'energia che produce coesione.

Dieta mediterranea

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La dieta mediterranea è un modello nutrizionale ispirato ai modelli alimentari tradizionali dei paesi del bacino del Mar Mediterraneo, in particolare Italia meridionale, Grecia e Spagna.

Questi modelli hanno in comune un elevato consumo di frutta e verdura, pane, cereali, olio di oliva e pesce. Anche il vino dovrebbe essere consumato, ma in quantità moderate.

"La prima intuizione" fu del fisiologo americano Ancel Keys che condusse uno studio epidemiologico denominato Seven Countries Study, e negli anni '70 pubblicò il libro "Eat well and stay well, the Mediterranean way"), la dieta mediterranea ha iniziato a godere di fama mondiale solo a partire dagli anni novanta. Ancel Keys decise di stabilirsi in un piccolo borgo di pescatori (Pioppi) in provincia di Salerno dove visse per quasi quaranta anni. È deceduto nel novembre 2004 all'età di cento anni.Questo modello alimentare è basato su di un paradosso (almeno per il punto di vista del nutrizionismo tradizionale): i popoli che vivono nelle nazioni del Mediterraneo consumano quantità relativamente elevate di grassi animali, e ciò nonostante hanno minori tassi di malattie cardiovascolari rispetto agli abitanti degli Stati Uniti, dove ci sono livelli simili di grassi animali nell'alimentazione.

La spiegazione è che la gran quantità di olio di oliva usata nella cucina mediterranea controbilancia almeno in parte i grassi animali. L'olio di oliva sembra infatti abbassare i livelli di colesterolo nel sangue. Inoltre, si pensa che il consumo di vino rosso sia un altro fattore, in quanto contiene bioflavonoidi con potenti effetti antiossidanti.

Diete vegetariane

Le dieta vegetariane sono dei modelli alimentari che escludono in tutto o in parte gli alimenti di origine e derivazione animale.
Indice
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* 1 La classificazione delle diete vegetariane
* 2 Introduzione
* 3 Critiche agli alimenti di origine animale
o 3.1 Carne
o 3.2 Pesce
o 3.3 Latte e latticini
* 4 Caratteristiche delle diete vegetariane
* 5 Dibattito e studi sulle diete vegetariane
o 5.1 L'equilibrio dei nutrienti
+ 5.1.1 Spettro degli aminoacidi
+ 5.1.2 Ferro
+ 5.1.3 Calcio
+ 5.1.4 Vitamina B12
+ 5.1.5 Proporzione dei nutrienti
+ 5.1.6 Micronutrienti
o 5.2 Anatomia e fisiologia
o 5.3 Mortalità e Epidemiologia
o 5.4 Gravidanza
o 5.5 Infanzia e allattamento
o 5.6 Adolescenza
o 5.7 Attività fisica
o 5.8 Terza età
o 5.9 Patologie cardiovascolari
o 5.10 Cancro
* 6 Le diete vegetariane in tavola
* 7 Voci correlate
* 8 Collegamenti esterni

[modifica] La classificazione delle diete vegetariane

Essendo nota la grande varietà di alternative e combinazioni possibili nell'ambito nelle diete vegetariane, è necessario operare una classificazione fra i principali regimi alimentari, benchè le diete che includono pesce e carne non andrebbero considerate diete vegetariane vere e proprie ma piuttosto delle diete di transizione:

* dieta quasi-vegetariana, dove i cibi di origine animale non conservano più un ruolo calorico o nutrizionale importante
* dieta vegetariana a casa, più diffusa di quanto si pensi, che limita l'apporto di cibi animali a contesti eccezionali
* dieta pesco-pollo-vegetariana, che esclude unicamente le carni rosse
* dieta pesco-lacto-ovo-vegetariana, che esclude il solo consumo di carne, sia rossa che bianca
* dieta pesco-vegetariana, che esclude tutti i prodotti di derivazione animale tranne il pesce
* dieta lacto-ovo-vegetariana, che esclude in toto carne e pesce: è la dieta vegetariana classica universalmente nota
* dieta ovo-vegetariana, che esclude tutti i prodotti di derivazione animale tranne le uova
* dieta lacto-vegetariana, che esclude tutti i prodotti di derivazione animale tranne latte e latticini
* dieta vegetaliana, detta anche vegan o vegana o vegetariana stretta , che non prevede l'assunzione di alcun derivato animale
* dieta crudista, composta da soli alimenti vegetali non sottoposti a trattamenti termici, principalmente per ragioni salutistiche
* dieta fruttariana, composta da soli frutti da semi, principalmente per ragioni etiche biocentriche

Gli studi degli ultimi decenni si sono concentrati in particolare sulla dieta lacto-ovo-vegetariana e vegetaliana, mentre non esistano ancora valutazioni affidabili e condivise sulle diete crudiste e fruttariane, seguite comunque da una percentuale minima della popolazione mondiale.

[modifica] Introduzione

Chi segue la dieta vegana per motivi salutistici ritiene che gli alimenti di origine animale non siano necessari se non dannosi all'organismo, ritenendo una dieta priva di carne sia tendenzialmente più sana, sia per la natura dei derivati animali in sé, sia per le moderne metodologie di allevamento, che fanno largo uso di prodotti chimici durante varie fasi del ciclo di produzione.

Seguendo i risultati di alcuni studi epidemiologici si considerano gli alimenti di derivazione animale all'origine di larga parte delle cosiddette malattie del benessere, come le patologie cardiovascolari, il diabete, l'obesità, alcuni tipi di cancro, etc. Altre motivazioni possono essere la bioaccumulazione negli animali, al vertice della catena alimentare delle sostanze tossiche e inquinanti presenti nell'ambiente, la presenza nei prodotti animali dei farmaci antibiotici e delle sostanze anabolizzanti dei mangimi, lo studio comparativo del sistema digerente umano rispetto a quello onnivoro o frugivoro.

Si ricorda nuovamente che nella maggioranza dei casi nel definire i regimi dietici vegetariani non interviene solo l'aspetto salutistico, come nell'ortoressia, o valutazioni di gusto e tradizione, come accade spesso nella dieta onnivora, ma è sufficiente la sicurezza di non fare violenza al proprio corpo sottraendogli nutrienti necessari, per lasciare poi spazio a considerazioni di ordine etico.
Per approfondire, vedi la voce Vegetarismo.

È dunque importante come fondante possibilità di partenza che sia compreso come l'organismo umano non necessiti di consumare prodotti animali, ed in base a questa premessa diventa poi realizzabile ad esempio una dieta vegetaliana, tale perché cerca di evitare qualsiasi forma di sfruttamento e violenza contro gli animali non-umani, escludendo un consumo anche occasionale, anche se non sono state rilevate possibili controindicazioni mediche dal suo utilizzo.

[modifica] Critiche agli alimenti di origine animale

[modifica] Carne

Nel particolare è considerata dannosa la carne: un consumo di carne (rossa, bianca, di pesce) sarebbe la causa principale o il fattore scatenante di molte malattie. In particolare viene evidenziato il rapporto tra consumo di carne e tumori, e alcuni studi medici e scientifici sembrano confermare questo collegamento.
Per approfondire, vedi la voce Carne#Critiche al consumo di carne.

[modifica] Pesce

La rinuncia al pesce, alimento universalmente considerato più salutare della carne, viene invece giustificata con il crescente inquinamento delle acque, e in particolare con la presenza di mercurio.

[modifica] Latte e latticini

Le critiche al consumo di latte e di prodotti caseari si concentrano prevalentamente su due temi:

* in primo luogo alcuni nutrizionisti considerano il latte, ed in particolare quello vaccino, un alimento di difficile digeribilità, scarsamente adatto al consumo umano. Si calcola che un numero di neonati tra lo 0,5% ed il 4% del totale manifesti segni di intolleranza alle proteine del latte, che a volte diventano vere e proprie allergie. Si calcola che oggi, in Italia, circa un terzo degli italiani sia intollerante al lattosio. Sono stati inoltre evidenziati legami tra consumo di latte e diabete giovanile, malattie cardio-vascolari (per l'elevata quantità di grassi saturi), e la presenza di tracce di antibiotici, ormoni e pesticidi.
* in secondo luogo le critiche si appuntano sulla filiera di produzione del latte, che è identica a quella della carne: acquistare del latte, soprattutto se non biologico, vuol dire contribuire allo sfruttamento intensivo degli animali

[modifica] Caratteristiche delle diete vegetariane

Le diete vegetariane escludono alcuni o tutti gli alimenti di origine animale, ad esempio carne e pesce, uova, latte e latticini, e talvolta anche alcuni prodotti ottenuti in altra maniera dal mondo animale come il miele.

Non tutti seguono gli stessi criteri, mentre alcuni possono essere più o meno "flessibili", alcuni intraprendono regimi alimentari più stretti: i granivori mangiano solo cereali, i frugivori o fruttariani soltanto frutta e i crudisti mangiano alimenti totalmente crudi (per conservare le proprietà nutritive degli stessi).

Essendo regimi che puntano a un'alimentazione nel rispetto dell'ambiente e della salute, si preferiscono cibi provenienti da coltivazioni biologiche e biodinamiche, non si fa uso di nessun prodotto raffinato, e si fa utilizzo estensivo di prodotti ricavati dalla soia (come tofu e tempeh), e vi è spesso l'introduzione di alimenti particolari e di uso non comune come shoyu, soba, seitan, tè bancha, natto, alghe alimentari, daikon, gomasio, umeboshi, shiitake, arrow-root, kuzu, miso, azuki, mochi, patate taro, molto uso di semi di girasole, semi di sesamo, semi di lino, tahin, germogli consumati preferibilmente crudi, cereali antichi come kamut e farro, uso di dolcificanti naturali come lo sciroppo d'acero, il malto, il succo d'agave, l'amasake, tutti prodotti che si rifanno allo stile dell'alimentazione macrobiotica, cercando se possibile di rispettare anche gli andamenti della natura consumando prevalentemente prodotti di stagione.

Non solo la qualità del cibo ma molti curano anche tipo e tempo di cottura, l'uso della fiamma, della pressione e del sale, come del caffè, dell'alcol per massimizzare l'assimibilità dei micronutrienti quando necessario.

[modifica] Dibattito e studi sulle diete vegetariane

Sebbene solo una minoranza di persone segua una dieta vegetariana per motivi salutistici, è importante sottolineare che negli ultimi anni è stato riaffermato dall'American Dietetic Association e dai Dietitians of Canada, due delle più autorevoli società nutrizioniste, che le diete vegetariane e vegane ben bilanciate non soltanto sono salutari e adatte ad ogni ciclo vitale, ma addirittura aiutano a prevenire l'avanzata di molti tipi di patologie, tra cui cancri e tumori.

Il dibattito sull'appropriatezza della dieta vegetariana rimane comunque aperto, anche se sembra soprattutto legato a questioni etiche e culturali che non ad indicazioni nutrizionistiche vere e proprie.

[modifica] L'equilibrio dei nutrienti

L'equilibrio dei nutrienti è il punto più controverso. Secondo alcuni studiosi la dieta vegana è sbilanciata nell'apporto di macro- e micronutrienti e non sembra possibile (a differenza della dieta vegetariana) ottenere in alcun modo un apporto di nutrienti corretto. Secondo altri studiosi, e naturalmente secondo i vegani, questo è vero solo se la dieta è disordinata e poco varia, e quindi un vegano dovrebbe essere al corrente delle carenze a cui potrebbe incorrere e dovrebbe comportarsi di conseguenza. Vi sono diverse opinioni in merito ad una scelta alimentare vegana, ma non vi è tuttora una posizione unanime nel mondo scientifico. Le critiche alla dieta vegana riguardano le insufficienze alimentari che una dieta del genere comporterebbe, vere o presunte, come l'apparente carenza di alcuni importanti principi nutritivi che l'alimentazione carnea fornisce in dosi sufficienti: proteine, ferro, e alcune vitamine. I vegetariani rispondono con l'elevata presenza di questi principi in alimenti come i legumi (soprattutto la soia), i germogli e i cereali. Effettivamente, se la dieta è comunque varia ed equilibrata, il problema sembra legato all'assimilazione più che alla carenza di queste sostanze. In particolare il ferro contenuto nella carne sembra essere maggiormente biodisponibile rispetto a quello contenuto in altri alimenti di origine vegetale.

[modifica] Spettro degli aminoacidi

La ragione principale delle scelte vegane per ragioni salutistiche è la demonizzazione della carne e dei derivati animali. Tuttavia in una dieta non vegana (onnivora) bilanciata, gli alimenti animali apportano il 70% delle proteine necessarie. I vegani cercano di integrare l'alimentazione con cereali e legumi ricchi di proteine, tuttavia i singoli vegetali non dispongono di tutti gli amminoacidi necessari. Secondo alcuni, ma questo è controverso, la soia li possiede invece tutti. È quindi necessario alimentarsi con uno spettro molto ampio di vegetali per assumere tutti gli amminoacidi necessari al corpo umano.

[modifica] Ferro

[modifica] Calcio

[modifica] Vitamina B12

Una possibile conseguenza della adozione per lunghi periodi di tempo della dieta vegana è la deficienza di cianocobalamina, detta anche vitamina B12, che si ritiene presente in quantità e forme assimilabili solo in alimenti di origine animale. Alcune fonti non animali di vitamina B12 inizialmente proposte, come la spirulina o l'alga nori, sono state successivamente trovate inadeguate in studi compiuti dagli stessi vegani. Infatti nonostante che alcuni organismi come le alghe e alcuni prodotti fermentati ne contengano una certa percentuale, essa non presenta le medesime caratteristiche della B12 presente nei prodotti di origine animale e non ne è comprovata l'effettiva assimilabilità da parte dell'organismo umano. Rimane comunque la possibilità di utilizzare integratori o alimenti appositamente arricchiti di vitamina B12, sempre che la stessa sia stata ottenuta da fonti non animali, oppure servirsi di alimenti non arricchiti che abbiano però un contenuto certificato di cianocobalamina (ad esempio alcuni estratti di lievito). Il problema nell'assumere costantemente per anni prodtti di sintesi è quello dell'aumentato rischio di introduzione di sostanze di scarto tossiche come alcoli alifatitici o tetracloruro di carbonio usati per la purificazione del composto. Una carenza di vitamina B12 si può manifestare anche dopo moltissimi anni dalla sua non assunzione, per un periodo che va da uno a vent'anni, quindi relative carenze non sono immediatamente evidenti.

[modifica] Proporzione dei nutrienti

In alcuni casi limite, inoltre, si finisce per assumere una quantità eccessiva di carboidrati, che in quantità così notevoli vengono trasformati in grassi e portano quindi al sovrappeso.

[modifica] Micronutrienti

Un altro problema è che in una dieta priva di pesce non si assumono alcuni acidi grassi essenziali (EPA e DHA) che non vengono sintetizzati dal corpo umano a partire da altre sostanze. Tuttavia è possibile introdurre buone fonti di acido alfa-linolenico nella dieta, includendo cibi come i semi di lino e l'olio di semi di lino, che - secondo recenti studi in ambito di nutrizione umana - sono in grado di fornire adeguate quantità di Acidi Grassi Omega-3, ad un costo molto inferiore delle fonti di origine animale.

[modifica] Anatomia e fisiologia

[modifica] Mortalità e Epidemiologia

In uno studio Inglese su 60000 persone [1] è stato comunque provato che la sopravvivenza dei vegetariani è identica a quella della popolazione generale.

[modifica] Gravidanza

[modifica] Infanzia e allattamento

[modifica] Adolescenza

[modifica] Attività fisica

[modifica] Terza età

[modifica] Patologie cardiovascolari

[modifica] Cancro

Una delle principali ragioni salutistiche di chi segue la dieta vegana è la convinzione che questa dieta preservi da alcuni tipi di cancro, e molte ricerche scientifiche sembrano confermare questa tesi.

Il rapporto tra alimentazione e cancro è ancora molto controverso, e in effetti vi sono studi che confermano l'una e l'altra tesi. Inoltre, è bene sottolineare che la quasi totalità delle ricerche che dimostrano un collegamento tra cibi animali e cancro indicano delle soglie di quantità oltre le quali vi è pericolo. Una soglia di pericolo esiste per tutti gli alimenti e per tutte le sostanze, di origine animale e vegetale, a base di proteine, carboidrati e lipidi.

Paleodieta

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Approvvigionamento della nutrizione umana
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Approvvigionamento della nutrizione umana

Non si può parlare di una sola dieta paleolitica umana in quanto il paleolitico, periodo di ca. 2.3 millioni di anni, ha visto l'insorgere di moltissime diete legate ai cambiamenti in corso. Quali:

* variazioni climatiche e conseguente mutazione di fauna e flora disponibili per la nutrizione
* espansione di ominidi dalle zone di boschi tropicali a zone aride lungo le coste
* invenzione di attrezzi per la pesca e la caccia di piccoli animali (ca. 1.7 mio. di anni fa)
* scoperta del fuoco e delle arti culinarie per rendere i cibi più digeribili (ca. 300'000 anni fa)
* invenzione di attrezzi per la pesca e la caccia di grossi animali (ca. 50'000 anni fa)

L'uomo come onnivoro è riuscito a sopravvivere, a crescere come specie e a colonializzare anche le zone più aride.

Grazie al lavoro di archeologi e paleoantropologi si conosce parecchio riguardo l'alimentazione dei nostri precursori e antenati. I dati sono rilevati in gran parte dall'analisi di feci fossilizzate e dall'analisi delle ossa e permettono di determinare abbastanza fedelmente il periodo e la composizione alimentare adoperata. Queste ricerche sono completate e puntualizzate da ricerche antropo-trofologiche che studiano le abitudini alimentari degli indigeni.

Si nota una grande variazione di dieta che va dall'alimentazione esclusivamente animale (inuit, masai) ad una alimentazione "mista" (indigeni australiani, tribù tropicali, ...).


Indice
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* 1 Raccolta di alimentari paleolitici
* 2 Cos'è la "Dieta paleolitica"
* 3 Cosa mangiare
* 4 Cosa non mangiare
* 5 Punti di forza
* 6 Critiche
* 7 Bibliografia
* 8 Pagine correlate
* 9 Collegamenti esterni

[modifica] Raccolta di alimentari paleolitici

In contrasto alle opinioni sentimentalistiche, la raccolta dei nostri precursori era sì vegetale ma anche altrettanto animale. Questo per soddisfare il fabbisogno umano in proteine e lipidi di ca. 1gr / kg di peso corporeo ciascuno e di ca. 100 gr di glucidi al giorno.

Da ca. 2.3 millioni di anni fino a 300.000 anni fa, i nostri precursori e antenati dovevano nutrirsi di cibi crudi, perché non avevano ancora scoperto il fuoco. Pochi prodotti vegetali erano allora adatti per la nutrizione umana, visto che:

* cellulosa e lignine come principali elementi costruttivi di piante non sono elaborabili dalla digestione umana
* le piante per la loro sopravvivenza producono "antinutritivi" per difendersi da predatori animali.

Dai vegetali erano quindi disponibili per la nutrizione umana prevalentemente:

* frutta e bacche per coprire il fabbisogno in glucidi e acqua
* semi e nocispeci per coprire parzialmente il fabbisogno in lipidi e proteine e certi funghi consumati crudi (più di una volta).

Il resto consisteva in prodotti animali facilmente reperibili (bestioline) senza attrezzi e armi (quest'ultimi furono sviluppati solo ca. 1.7 millioni di anni fa). Tante bestioline non producono antinutritivi o veleni (perché possono fuggire) e gli organi interni e il grasso midollare, intestinale e cervellare è ben digeribile anche crudo. Fino all'avvento delle armi da caccia si trattava prevalentemente di:

* bruchi, vermi, lumache, chiocciole, insetti, crostacei, raramente uova e miele
* di carogne cacciate da altre bestie, e dei loro organi interni, il cervello e il midollo osseo (visto che la carne cruda era difficilmente masticabile e digeribile) e di cannibalismo

La raccolta cambiò parecchio con l'uso del fuoco per la preparazione dei cibi (ca. 300.000 anni fa):

* si sfruttarono meglio le fasce muscolari arrostite di carogne e bestioline
* dopo la scoperta dei recipienti e della cottura (per neutralizzare certi antinutritivi) si sfruttarono una parte della divulgatissima famiglia delle leguminacee, certi bulbi e funghi

Di seguito si svilupparono le arti culinarie per rendere digeribile e facilitare la digestione umana di molti prodotti animali e vegetali.

Nonostante la scoperta di armi da caccia e pesca primitiva (ca. 1.7 millioni di anni fa), e di caccia e pesca grossa (ca. 50'000 anni fa), la raccolta selvatica rimase un'importantissima fonte alimentare fino al neolitico (ca. 10.000 anni fa), dove la scoperta dell'agricoltura e del sedentario la fecero diventare marginale. Come reminiscenza, fino ai nostri giorni è rimasta la raccolta di funghi commestibili ed erbe speziate.

Recentemente viene propagata e divulgata una "dieta paleolitica" (o paleodieta) che suggerisce di nutrirsi come i nostri precursori e antenati. Però si dovrebbe definire se si tratta di alimentazione prevalentemente di raccolta e preparazione culinaria di insetti e rettili (ramo tropicale sudamericano), di caccia e pesca eschimese o di bruchi, rettili e bulbi del ramo australiano.
Di seguito le argomentazioni di una frazione di questo movimento salutistico (secondo Dr. Loren Cordain).


[modifica] Cos'è la "Dieta paleolitica"

La dieta paleolitica, chiamata anche dieta delle caverne o Paleodiet, intende riproporre il tipo di alimentazione che caratterizzava le popolazioni umane vissute nel periodo precedente la scoperta dell'agricoltura, avvenuta circa 10.000 anni fa. Per circa due milioni di anni, gli uomini trassero sostentamento da caccia, pesca e raccolta di vegetazione spontanea e bestioline; a sostenere la dieta paleolitica è pertanto l'assunto che a livello genetico e fisiologico l'uomo non ha subito grossi mutamenti dal paleolitico ad ora, sebbene si sia assai evoluto dal punto di vista culturale, tecnologico e scientifico.

Di conseguenza, la corretta alimentazione si dovrebbe basare su cibi che erano reperibili prima dello sviluppo delle tecniche agricole, cioè su prodotti di "selvaggina" di ogni tipo, specialmente midollo, cervella, frattaglie, sangue di mammiferi (la muscolatura venne consumata solo se non c'era altro), pesce, crostacei, rettili, vermi, bachi, insetti, uccelli, uova, bacche, frutti, miele, vegetali appena spuntati, radici, bulbi, nocispecie, semi, ... .

[modifica] Cosa mangiare

La paleodieta consiglia di mangiare cibi quanto più possibile vicini allo stato naturale: carne, meglio se di animali selvatici, pesce, anche in questo caso preferendo pesci pescati, uova, frutta e verdura di ogni tipo, scelta tra i prodotti di stagione, moderate quantità di frutta secca . Gli oli consentiti sono l'olio extravergine d'oliva e l'olio di lino. Notevole importanza rivestono i pesci grassi ed il pesce azzurro, quindi sgombro, tonno, sardine, alici, halibut, in quanto contengono rilevanti quantità di acidi grassi omega-3.

Per quanto riguarda le percentuali di macronutrienti, non vengono fissate in modo preciso (come avviene per esempio nella Dieta Zona) ma viene fornito un range: le proteine rappresentano dal 20% al 35% delle calorie, i grassi dal 30% al 60%, i carboidrati dal 20% al 35% delle calorie. Queste percentuali vanno riviste sostanzialmente per gli sportivi a seconda dei casi ed a seconda dello sport praticato, ma comunque sempre a favore dei carboidrati. In questi casi è consentito introdurre alimenti non paleolitici preferibilmente patate (alcalinizzanti) e, saltuariamente, cereali.


[modifica] Cosa non mangiare

Tutto quanto non era disponibile nel Paleolitico e che dunque risulta estraneo al codice genetico dell'uomo, quindi: i cereali e i loro derivati, i legumi (compresa la soia), il latte e i suoi derivati. Da eliminare anche tè, caffè, cacao, vino, aceto e sale. Il motivo dell'eliminazione del sale risiede nel fatto che a coprire il fabbisogno corporeo di sodio basta quello contenuto nei cibi e l'aggiunta di altro sale comporterebbe un dannoso squilibrio tra sodio e potassio.

Vanno eliminati anche gli oli di mais e di semi e la margarina: i primi poiché ricchi di acidi grassi omega-6, che hanno effetto infiammatorio, la seconda perché è costituita da grassi idrogenati, molto pericolosi per la salute.

[modifica] Punti di forza

1) Seguendo il modello paleolitico si introducono con l'alimentazione elevate quantità di vitamine e cofattori vitaminici, minerali, antiossidanti, contenuti nella frutta, nella verdura e nelle carni.

2) Inoltre, l'eliminazione degli oli di semi e il consumo abituale di pesce azzurro permette di raggiungere il giusto equilibrio tra acidi grassi omega-3 ed omega-6, sebbene appaia molto difficile oggigiorno, vista la difficoltà di procurarsi carne selvatica, ottenere il rapporto ideale tra omega-3 ed omega-6 senza ricorrere all'uso di integratori: si calcola infatti che nel Paleolitico tale rapporto fosse 1:1.

3) L'abbondante consumo di verdura e frutta e l'esclusione di cereali e latticini apporta benefici in quanto produce nel corpo un ambiente alcalino, con effetti protettivi per le ossa e la salute in genere.


[modifica] Critiche

1) Questa dieta viene accusata di essere iperproteica; in realtà, essa non limita i carboidrati, consiglia solo di consumare carboidrati ingerendo frutta e verdura, che sono a basso indice glicemico e non cereali e loro derivati.

2) Un'altra critica che le viene mossa riguarda la mancanza di calcio, data l'esclusione dei latticini. C'è da ricordare in proposito come i latticini, benché ricchi di calcio, siano molto acidificanti e dunque rendano difficoltosa l'assimilazione di questo minerale. Al contrario, una dieta ricca di verdura e frutta e dunque alcalinizzante come la paleodieta avrebbe effetto protettivo nei confronti dell'osteoporosi.

3) Un'ultima obiezione afferma che nel corso del tempo è possibile che ci siano state modificazioni riguardo il patrimonio genetico umano, per cui l'uomo si sarebbe adattato al consumo di latticini e/o di cereali. La diffusione di intolleranze al latte e al glutine porta a mettere in discussione il fondamento di questa ipotesi.

Alimentazione (nutrizione)

Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non sono riferibili né a prescrizioni né a consigli medici - Leggi il disclaimer



Indice
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* 1 Alimenti protettivi
o 1.1 I gruppi alimentari
o 1.2 La piramide alimentare
o 1.3 La piramide vegetariana
o 1.4 Le regole del mangiar sano
o 1.5 La dieta mediterranea
o 1.6 L'acqua
* 2 Le malattie
o 2.1 L'obesità
+ 2.1.1 Il controllo del peso
+ 2.1.2 Terapia farmacologica
+ 2.1.3 Terapia chirurgica
o 2.2 Anoressia
+ 2.2.1 Comportamenti tipici dell'individuo anoressico
o 2.3 Bulimia
o 2.4 Alcuni dati sulla bulimia e sull'anoressia
* 3 Voci correlate

[modifica] Alimenti protettivi

Alcuni alimenti sono detti protettivi, indipendentemente dal loro valore plastico ed energetico, per la loro notevole importanza per il normale svolgimento dei processi metabolici. Essi sono: i cereali, i legumi, i prodotti ortofrutticoli, il latte, i formaggi, le uova, la carne in genere, i prodotti della pesca, che debbono la loro azione protettiva al contenuto di vitamine, elementi oligodinamici, aminoacidi e acidi grassi essenziali. Alcuni sono chiamati nervini, in quanto agiscono stimolando il sistema nervoso centrale e tramite questa azione influiscono sui processi di digestione e di assorbimento degli alimenti: tè, caffè, cacao, alcool, ecc. Altri sono detti condimenti: tra questi si trovano alcuni alimenti veri e propri (grassi, olii, sale, zucchero, miele ecc.), le sostanze aromatizzanti (aceto, prezzemolo, basilico, rosmarino, lauro, origano, ecc.) e le spezie (pepe, senape, cannella, noce moscata, chiodi di garofano, zafferano, peperoncino, ecc.) Dunque ci nutriamo di alimenti e viviamo di principi nutritivi che contengono: glucidi, protidi e lipidi che danno calorie, nonché acqua, minerali e vitamine che non danno calorie.

Il complesso delle demolizioni e trasformazioni alle quali vanno incontro nel processo digestivo gli olii, gli acidi grassi, il glicerolo, gli aminoacidi presenti negli alimenti come glucidi, semplici o complessi, o come lipidi, o come proteine, è detto catabolismo. Da prodotti intermedi e finali del catabolismo partono processi costruttivi o biosintetici detti anabolismo. Anabolismo e catabolismo nel loro insieme formano il metabolismo (trasformazione). Il metabolismo, per funzionare al meglio delle proprie prestazioni, in relazione all'età e all'attività, deve seguire delle linee guida generali ma fondamentali che riguardano la quantità e le proporzioni degli elementi nutritivi all'interno dei pasti. Le sostanze nutrienti indispensabili sono: proteine (per gli aminoacidi essenziali in esse contenuti), vitamine, minerali, acidi grassi polinsaturi. Queste sostanze devono essere presenti nell'alimentazione abituale. In assoluto non c'è l'alimento ideale che le contenga tutte nella giusta quantità e che sia quindi in grado di soddisfare da solo tutte le nostre necessità nutritive. Per cui il modo più semplice e sicuro per garantire adeguatamente l'apporto di tutte le sostanze nutrienti indispensabili, rimane quello di ricorrere ad un'ampia varietà possibile di scelta e alla più opportuna combinazione di alimenti. Variando sistematicamente e razionalmente la scelta dei cibi, può concorrere alla riduzione di uno dei più seri rischi, legati ad abitudini alimentari monotone: ingerire cioè ripetutamente e continuativamente, consumando sempre gli stessi alimenti, quelle sostanze estranee, in essi eventualmente presenti, così come composti nocivi naturalmente contenuti. La diversificazione delle scelte alimentari attenua o diluisce questi rischi potenziali, assicurando una maggiore protezione, anche attraverso un più completo apporto di vitamine e di elementi minerali. Per chi varia oculatamente l'alimentazione non c'è ragione di ricorrere a specifiche integrazioni della dieta con vitamine, proteine o altre sostanze nutrienti. Naturalmente ogni variazione deve essere praticata mantenendo l'equilibrio degli apporti nutritivi.

[modifica] I gruppi alimentari

Ogni scelta deve essere fatta nell'ambito di gruppi di alimenti che assicurino un equivalente apporto di sostanze nutritive indispensabili. Tali scelte vanno compiute variando il più possibile le combinazioni con gli alimenti degli altri gruppi.
Il gruppo delle carni, del pesce e delle uova fornisce soprattutto proteine, minerali, come ferro, zinco, rame, ecc. e vitamine del complesso B. I nutrizionisti consigliano di privilegiare le carni bianche e magre, come pollo, tacchino, coniglio. Il pesce, inoltre, ha chiaramente dimostrato una funzione protettiva e contenitiva del rischio di tumore al colon nochè di svariate patologie coronariche. Allo stesso modo é bene limitare l'apporto di carni rosse, specie se insaccate e moderare quello delle uova.

Il gruppo dei latticini comprende il latte, lo yogurt, i latticini e i formaggi. Oltre a fornire proteine e vitamine del complesso B, costituisce la principale fonte di calcio). I nutrizionisti cnsigliano di privilegiare il latte parzialmente scremato, i latticini e i formaggi meno grassi.

Il gruppo dei farinacei comprende pane, pasta e riso, altri cereali e patate. Costituisce la più importante fonte di amido e apporta vitamine del complesso B e proteine. Siconsiglia di prediligere i prodotti meno raffinati e più ricchi in fibra.

Il gruppo dei legumi secchi (anticamente chiamate "le proteine dei poveri") fornisce fibra, ferro, zinco, rame, ecc., nonché proteine che, combinandosi con quelle dei cereali, raggiungono un livellò di qualità paragonabile a quello delle più costose proteine animali. Sono infatti alimenti molto presenti nelle diete vegetariane e vegane.

I grassi da condimento, infine, vanno limitati specie il proprio stile di vita é sedentario. Sono da preferire, rispetto ai grassi animali, alcuni grassi di orgine vegetale e in particolare l'olio d'oliva.

I gruppi costituiti da frutta e verdura, infine, rappresentano importanti fonti di fibra e di provitamina A, di vitamina C, di altre vitamine e dei più diversi minerali. Questi gruppi consentono la più ampia varietà di scelta e debbono essere sempre presenti in abbondanza sulla tavola, a cominciare possibilmente dalla prima colazione. Recenti studi hanno evidenziato come una dieta ricca di questi nutrienti garantisca livelli di salute mediamente più alti e incidenza di varie patologie (coronariche, tumorali) più bassa che nei soggetti che hanno un consuto ridotto e poco vario di questi alimenti.

[modifica] La piramide alimentare

Per comprendere la relazione quantitativa fra i vari gruppi alimentari, si è creato uno schema in aiuto dei dietologi. Studi ormai classici hanno individuato che una figura geometrica ben definita (la piramide) può schematizzare i cibi e le relative quantità che bisogna assumere per effettuare una corretta alimentazione. Il principio è semplice: la piramide viene divisa da quattro rette orizzontali che delimitano cinque aree, dalla base al vertice. Per ogni settore coincide una tipologia di alimento, e la sua relativa quantità. Si basa sul calcolo della densità energetica dei cibi e non solo sulla quantità.

Alla base della piramide e quindi dell'alimentazione troviamo gli alimenti che possono essere consumati in quantità maggiore. Salendo troviamo invece, quei cibi di cui bisogna diminuire il consumo se si vuole ottenere un effetto dimagrante. Primo piano (base) - La base dell'alimentazione deve essere la frutta e le verdure. Bisogna mangiarne tutti i giorni e più volte al giorno, variando sempre il tipo di frutto o ortaggio in modo da non tralasciare nessuna vitamina o minerale. Sono molto importanti anche le fibre contenute nella frutta e nella verdura. Secondo piano - Questo è il settore dei carboidrati, (pasta, riso, cereali). Ne vanno consumate almeno 4- 5 porzioni al giorno (per una porzione si intende una fetta di pane integrale o mezza tazza di cereali o di pasta) Terzo piano - Le proteine. Indipendentemente che si tratti di proteine vegetali o animali, ne vano consumate al massimo 3-4 porzioni al giorno (una porzione equivale a 100 grammi di pollo o di salmone, una tazza di latte o 1/3 di una tazza di legumi. Quarto piano - Appartengono a questa area i grassi. Tra gli "irrinunciabili" troviamo quelli contenuti nell'olio di oliva, e nella frutta secca. Sono concesse tre porzioni al giorno (una porzione è uguale a un cucchiaino di olio d'oliva o a sette mandorle). Quinto piano (vertice) - Qui si trovano i dolci: i cibi di questo tipo vanno limitati al massimo e comunque non più di 75 calorie giornaliere Questo sistema però è costruito su una base alimentare onnivora. Nel basarsi su una base vegetariana, la struttura e le relazioni si modificano.

[modifica] La piramide vegetariana

Vegetariani è meglio di onnivori? Sicuramente a questa domanda che da sempre vede schierate le due opposte correnti di pensiero nutrizioniste non è facile rispondere. Veramente sostituire una bistecca con un piatto di legumi è la stessa cosa? Non proprio, sicuramente è possibile sostituire alimenti di origine animale con altri di origine vegetale, ma non è così semplice come sembra, la carne infatti contiene principi nutrizionali insostituibili per il nostro organismo, che ci permettono di rimanere in buono stato di salute e che non sono presenti nelle fibre vegetali. Quando è utile? Specialmente in alcune delicate fasi della vita, la carne è molto importante, ad esempio nell'infanzia e durante la gravidanza. L'attività ormonale in questi momenti dello sviluppo del corpo cambia, ed aumenta notevolmente anche il fabbisogno di vitamine e altri principi utili all'attività degli enzimi, che in natura sono presenti solo nella carne. Tuttavia le fibre vegetali hanno rispetto alla carne numerosi vantaggi, e non si tratta di vantaggi "filosofici" o "economici", ma di vantaggi in termini di digeribilità, apporto di vitamine, regolazione degli zuccheri assorbiti dal corpo. studi in questo campo hanno inoltre messo in luce come un'alimentazione a base di vegetali previene il rischio di tumori all'intestino, al seno e ai genitali, oltre che l'arteriosclerosi e limitare i livelli di colesterolo. L'alimentazione vegetariana è veramente completa? L'alimentazione vegetariana se attenta ed equilibrata è globalmente completa, ma necessita di essere integrata con vitamine "B", ferro, zinco, calcio. Questi elementi si possono "recuperare" con integratori specifici e in alimenti come il grano integrale, i legumi e la frutta ricchi di proteine nobili e indispensabili per il nostro organismo.

[modifica] Le regole del mangiar sano

Se è vero che è importante alimentarsi in maniera corretta dal punto di vista qualitativo e quantitativo, è anche vero che bisogna prestare molta attenzione alla ripartizione calorica e dei nutrienti nell'arco della giornata. Come sempre, bisogna mangiare in maniera varia, cambiando possibilmente ogni giorno il menù

* Distribuire i pasti in maniera razionale: prima colazione sostanziosa, pranzo non troppo ricco, cena leggera, eventualmente prevedendo due spuntini a base di frutta a metà mattina e a metà pomeriggio
* Limitare l'uso dei grassi da condimento dando comunque la preferenza a quelli di origine vegetale ed in particolare all'olio di oliva
* Moderare il consumo di carni e salumi (tre volte alla settimana), avendo cura di eliminare il grasso visibile e facendo attenzione ai cibi ad alto contenuto di colesterolo
* Mangiare più frequentemente pesce (almeno due - tre volte a settimana), cucinato in modo semplice
* Garantirsi un'adeguata assunzione di fibre vegetali (consumando ogni giorno una porzione di verdura cruda ed una di verdura cotta)
* Ridurre il consumo di sale (in particolare se si soffre di ipertensione)
* Ridurre il consumo di prodotti ad alto contenuto di zuccheri semplici (zucchero di canna, dolci, gelati, creme, succhi di frutta, bevande zuccherine)
* Bere alcolici con moderazione, preferendo quelli a bassa gradazione (vino, birra) e limitandone l'assunzione al momento dei pasti (un bicchiere a pasto per le persone adulte)

[modifica] La dieta mediterranea

Una alimentazione equilibrata ha come obiettivo più benessere e più salute, senza tuttavia mortificare i sensi e il piacere della buona tavola. Queste linee-guida suggeriscono un modello di comportamento alimentare che potrà essere attuato facilmente rifacendosi alle più tipiche culture alimentari di un paese mediterraneo quale l'ltalia. Questo tradizionale modello alimentare, ritenuto oggi in tutto il mondo uno dei più efficaci per star bene, è anche uno dei più vari che si conoscano e si basa principalmente sul consumo di alimenti di origine vegetale, come pane, pasta, frutta, ortaggi, olio d'oliva e moderati consumi di alimenti animali, latte, formaggi poco grassi, pesce, carni magre, come pollame e coniglio. Di conseguenza, per gli italiani seguire questi consigli può essere più agevole, in quanto rappresenta la conservazione o il recupero di abitudini tradizionali e culture regionali già note e familiari. Le industrie devono tendere a produrre alimenti a minore densità energetica, a ridotto contenuto in grassi saturi, colesterolo e sale, ma, al tempo stesso, ricchi in nutrienti essenziali (come aminoacidi, vitamine e minerali) e più ricchi in amido e fibra. Ciò va perseguito anche nell'ambito delle scelte e della preparazione degli pasti da parte dei sistemi di ristorazione collettiva come refezioni scolastiche, mense aziendali e ristoranti in genere. Anche in casa, inoltre, come nella ristorazione collettiva, è indispensabile osservare scrupolosamente le buone regole dell'igiene in tutte le fasi della preparazione, della conservazione e della distribuzione, per evitare il pericolo di infezioni e tossinfezioni di origine alimentare.

[modifica] L'acqua

Vale la pena di spendere alcune parole sulla sostanza su cui si basa la vita, e che quindi, pur non facendo parte direttamente dei processi energetici, costituisce il sostrato fondamentale di tutti i processi biomeccanici. L'acqua è il costituente fondamentale di tutti gli esseri viventi, ed è presente nell'organismo umano adulto in quantità pari al 60% circa del peso corporeo. Alla nascita raggiunge il 75% circa. La sua mancanza porta a morte in tempi più brevi del digiuno. Perdite di acqua pari al 10% di quella costitutiva dell'organismo portano all'incapacità di attività fisiche organizzative. Libera o legata con altre molecole, l'acqua svolge diverse funzioni biologiche:

* partecipa ai fenomeni digestivi facilitando il transito e la fluidificazione del chimo attraverso il tubo gastroenterico finché i nutrienti, in soluzione, passano attraverso la parete intestinale e vengono convogliati al sangue e alla linfa.
* è il mezzo in cui hanno luogo le reazioni metaboliche; una volta avvenuto il metabolismo il sangue, che contiene circa il 92% di acqua, trasporta i prodotti residui catabolici dalle cellule agli organismi deputati all'escrezione: reni, polmoni, pelle.
* consente il passaggio di sostanze dalle cellule agli spazi intracellulari e ai vasi e viceversa.
* aiuta a regolare la temperatura corporea mediante la sudorazione e il vapor acqueo eliminato attraverso i polmoni.

L'acqua è suddivisa in 2 compartimenti: intracellulare che costituisce all'incirca il 50% del peso corporeo ed extracellulare che corrisponde al 20% del peso del corpo, di cui il 5% è l'acqua del sangue e il 15% è l'acqua interstiziale. La maggior parte dell'organismo è di origine esogena, viene cioè introdotta con le bevande e con gli alimenti. Una parte è di origine endogena, perché si forma nei processi ossido-riduttivi come ultimo prodotto catabolico. Essa è di g 0.6 per grammo di glucidi, g 1 per grammo di lipidi e g 0.4 per grammo di proteine. In media l'organismo produce ml 400 di acqua al giorno. Quando l'acqua introdotta e formatasi nell'organismo equivale a quella eliminata (urine, sudore, polmoni e pelle), l'individuo è in equilibrio idrico. Il fabbisogno di acqua non è costante ma varia con l'età; infatti il lattante deve assumere più acqua rispetto all'adulto, in rapporto al peso corporeo, perché le attività metaboliche e la superficie corporea sono relativamente più elevate Per l'adulto è consigliabile un'assunzione di acqua proporzionata all'apporto calorico della razione alimentare: 1 ml di acqua per Kcaloria. Per il bambino necessitano ml 1.5 di acqua per Kcaloria.

[modifica] Le malattie

Spesso delle malattie con aberrazioni di peso corporeo e/o comportamenti alimentari come:

* obesità
* anoressia
* bulimia
* ortoressia
* sindrome metabolica e altre

vengono trattate come "malattie alimentari". In realtà si tratta di una serie di disturbi eterogeni, che causano obesità, anoressia, bulimia, ortoressia, sindrome metabolica. In breve, si tratta di sintomi di disturbi somatici e/o psichici a monte. Questi sintomi sono causati in ultimo di disregolazione cronica di appetito e/o sazietà, due funzioni biologiche elementari, influenzati da numerevoli fattori fisiologici, emotivi e cognitivi.

A lungo andare è condannato al fallimento ogni tentativo terapeutico che riduce la problematica ad appelli (cognitivi) di mangiare "meglio", "diverso", "di più" o "di meno". Questo è dimostrato di numerosi studi epidemiologici, che seguono per tanti anni i loro "campioni". Vedi p. es [1], [2], [3]
Per approfondire, vedi la voce Peso corporeo umano.

Un altro fattore incerto è la definizione di peso (e di comportamento) aberrante. Dal punto di vista di mortalità, per indici di peso corporeo tra ca. 18 e 40 kg/m2, i fattori di rischio sono minimi in confronto ad altri (distress, fumo, ...). Vedi p. es. [4], [5]
Per approfondire, vedi la voce Peso forma.

[modifica] L'obesità

L'obesità è una malattia complessa dovuta a fattori genetici, ambientali ed individuali con conseguente alterazione del bilancio energetico ed accumulo eccessivo di tessuto adiposo nell'organismo. Studi su famiglie e gemelli hanno sempre sostenuto l'ipotesi di un'influenza genetica, responsabile delle cosiddette anomalie metaboliche che faciliterebbero l'insorgenza dell'obesità in presenza di alta disponibilità di alimenti e cronico sedentarismo. Esistono poi fattori individuali che possono contribuire all'eccessiva introduzione di cibo: si tratta solitamente di comportamenti impulsivi o compulsivi secondari a depressione e\o ansia. Anche alcuni farmaci possono, se utilizzati a lungo, facilitare l'insorgenza dell'obesità. In molti paesi industrializzati colpisce fino ad un terzo della popolazione adulta, con un'incidenza in aumento in età pediatrica: rappresenta quindi, senza dubbio, l'epidemiaè di più vaste proporzioni del terzo millennio e, al contempo, la più comune patologia cronica del mondo occidentale. L'obesità costituisce un serio fattore di rischio per mortalità e morbilità, sia di per sé (complicanze cardiovascolari e respiratorie) sia per le patologie ad essa frequentemente associate quali diabete mellito, ipertensione arteriosa, iperlipidemia, calcolosi della colecisti, osteoartrosi. La funzione fisiologica del tessuto adiposo è quella di depositare e mobilizzare energia. I trigliceridi costituiscono circa il 90% della cellula adiposa e il 65 % del tessuto adiposo; essi rappresentano la forma di deposito di energia a più alta concentrazione e più prontamente disponibile. In un soggetto adulto medio, il tessuto adiposo è in grado di contenere una quantità di energia che va dalle 100.000 alle 200.000 kcal e di mobilizzare rapidamente energia tramite una scissione chimica dei trigliceridi in glicerolo ed acidi grassi liberi. L'obesità deriva quindi da alterazione dell'assunzione, dell'utilizzazione e del deposito delle sostanze nutritive. Recentemente l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha fissato i nuovi criteri che permettono di classificare l'obesità in base al BMI (body mass index o Indice di Massa Corporea, ottenibile dal rapporto peso\altezza al quadrato-kg\m al quadrato): come limite superiore di normalità è stato fissato un valore di BMI di 24.9, mentre sono state definite Obesità di I, II e III grado quei valori di BMI compresi rispettivamente tra 25 e 29.9, fra 30 e 39.9 e maggiori di 40. Ciò premesso, va sottolineato che il messaggio da trasmettere è di puntare ad un obiettivo realisticamente perseguibile: si deve mirare non al raggiungimento del cosiddetto peso ideale, numero astratto espressione di calcoli che hanno solo valore statistico ma di quello cosiddetto "ragionevole", intendendo, con tale termine, il peso mantenuto senza sforzo dopo i 21 anni e che permette buone condizioni di salute fisica, psichica e sociale. È stato ormai ampiamente dimostrato che è sufficiente una riduzione del 10-15% del peso iniziale per indurre significativi miglioramenti di ipertensione, diabete e patologie cardiovascolari. Tuttavia il BMI, pur essendo molto utile nella pratica ambulatoriale per la sua semplicità, fornisce una valutazione alquanto approssimativa del reale contenuto in adipe del soggetto in esame, in quanto è in grado di valutare esclusivamente la massa totale, mentre il peso corporeo è condizionato non solo dalla massa adiposa, ma anche da quella magra. Prendiamo per esempio un atleta ed un impiegato di pari peso ed altezza: essi hanno quindi lo stesso BMI, ma hanno sicuramente una diversa composizione corporea, potendo essere il primo molto magro, per prevalenza della massa magra, e molto grasso il secondo per prevalenza della massa grassa Per determinare una corretta diagnosi clinica di obesità, quindi, occorre conoscere la composizione corporea, in modo da poter discriminare l'eccesso di adiposità, cioè l'obesità vera, dall'eccesso ponderale legato anche ad altri fattori non "grassi", quali l'ipertrofia muscolare dell'atleta, la ritenzione idrica, e la costituzione scheletrica. Questa valutazione selettiva è utile non solo in fase diagnostica iniziale, ma anche nello studio successivo degli effetti della terapia dimagrante sui vari distretti corporei. Sorvolando sulla terapia dietologica, è utile soffermarci su terapie cliniche, come quella farmacologica o chirurgica. attualmente i risultati migliori si ottengono dall'integrazione dei farmaci con la terapia dietetica-cognitivo-comportamentale.

[modifica] Il controllo del peso

In Italia poco meno della metà degli adulti oltre i 30 anni è in sovrappeso, e di questi un quinto è decisamente obeso. La tendenza in questa direzione si profila già tra i bambini e gli adolescenti. L'eccesso di peso nei sui vari gradi (sovrappeso, obesità media, obesità grave) è per lo più il risultato di abitudini alimentari squilibrate dal punto di vista energetico: troppe calorie introdotte rispetto a quelle necessarie. Mantenersi nei limiti del peso ideale contribuisce a vivere meglio e più a lungo. È perciò importante mantenere, o far rientrare, il peso nei limiti normali. Ciò consente di prevenire la comparsa di malattie a più larga diffusione, come diabete, ipertensione, cardiopatia coronarica, che costituiscono tra i 30 e i 60 anni, i rischi maggiormente associati all'obesità. L'eccesso di peso va combattuto, non soltanto sotto l'aspetto estetico e per una maggior efficienza fisica, ma in generale per la salute. L'unica via per prevenire o ridurre il sovrappeso e l'obesità è nell'equilibrare la propria alimentazione, avendo cura di soddisfare l'appetito con alimenti di più basso valore energetico e ricchi di fibre vetegali. Questo equilibrio alimentare viene ritenuto utile anche per una azione preventiva contro lo sviluppo di tumori. Nelle abitudini di vita deve trovare spazio anche un idoneo esercizio fisico che, oltre a far consumare più calorie, contribuisce al buon mantenimento delle funzioni cardiocircolatorie, respiratorie e del tono muscolare. Tuttavia mettersi a dieta è spesso una decisione sofferta perché tornano alla mente tutti i fallimenti dietetici precedenti e spesso si prova una dieta sperando che sia la volta buona e che sia l'ultima. Quella che ci farà dimagrire una volta per tutte. Così però non è, perché facendo una dieta "rigida", che ci impone uno schema fisso dal quale non bisogna assolutamente uscire, non si ottengono quasi mai i risultati sperati. Schema rigido, regole ferree e desiderio di cibo proibito, mettono a dura prova la nostra volontà. Nasce così la voglia di trasgressione, si perde il controllo e si entra in una fase di "non dieta" dove si ricomincia a mangiare o meglio a rimpinzarsi di cibo inutile. Si mangia senza controllo anche se ci si era ripromessi di non farlo più. Non ci si è riusciti e quindi ci si sente in colpa. I sensi di colpa sono il punto chiave da dove nascono i disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, obesità). L'esperienza dei sensi di colpa, ripetuta nel tempo, porta all'instaurarsi e al perpetuarsi di pensieri fallimentari, depressivi che spesso sono essi stessi causa di una eccessiva ricerca di cibo, che porta inevitabilmente ad un aumento di peso. Ecco allora che la dieta seguita dalla trasgressione porta ad un recupero di peso spesso maggiore dei chili persi. Aumento di peso che di per sé è grave, ma forse sono di gravità maggiore i danni che questo ulteriore fallimento crea a livello psicologico. Chi ha vissuto l'esperienza dei sensi di colpa sa bene come diventa sempre più difficile riprovare un'altra dieta. Nasce, allora, l'apparente accettazione del proprio aspetto fisico, dei propri chili di troppo; è questa apparente calma che nasconde travagli interiori e che porta all'appagamento del cibo, al mangiare senza controllo, alla "non dieta". La non osservanza di nessuna regola ci fa vivere meglio perché solo così, se non esiste la regola, non può esserci la trasgressione. Nella trasgressione tuttavia si può trovare la strada di uscita. La trasgressione va prevista, controllata e contenuta, non evitata. Se posso trasgredire, la dieta diventa non più uno schema fisso fine a sé stesso, ma uno strumento finalizzato a modificare lo stile di vita. Il programma dimagrante che diventa anche e principalmente di mantenimento è dato dalla regola che prevede la trasgressione. Si deve cioè imparare a controllare l'assunzione di cibo e rapportala solo alla fame vera e alla voglia di cibo. Il nostro corpo è in grado di comunicarci sia la fame come bisogno generico di cibo/energia, che la voglia di cibo come ricerca di specifici nutrienti. La voglia di zuccheri nella donna è spesso un bisogno di triptofano utile per la sintesi di serotonina. Il calo di serotonina che si ha nel periodo premestruale spiega la voglia, a volte incontrollabile, di cibi dolci quali la cioccolata. Il programma alimentare che prevede dieta e trasgressione apparentemente dà un dimagrimento di entità minore rispetto all'osservanza di una dieta da 800 calorie, ma nel lungo periodo, mentre la dieta da 800 calorie fatto perdere dei chili ma li ha fatti anche recuperare, Il programma basato sul controllo alimentare avrà dato non solo una perdita di peso più o meno importante ma anche e principalmente una educazione alimentare e comportamentale. Questo avrà modificato il nostro modo di pensare dietologico, che ci permetterà di non cadere nella trappola dei sensi di colpa che ci portano verso un'obesità psicogena cronica o peggio ancora verso I'anoressia e la bulimia, dove il vomito acquista un significato liberatorio sia del cibo che di quello che rappresenta. Vanno evitati dunque tutti i metodi dimagranti che tendono a colpevolizzare chi - suo malgrado - non riesce a "stare a dieta", va cercato viceversa chi può aiutarci ad acquisire un modo di pensare dietologico corretto, che è fatto di conoscenze scientifiche rapportate sempre e solo alle proprie esigenze metaboliche. Solo un nutrizionista esperto può insegnare a soddisfarle per sempre, perché solo così, è tornare in forma.

[modifica] Terapia farmacologica

Il farmaco ideale per la terapia dell'obesità dovrebbe essere in grado di indurre perdita esclusiva di grasso corporeo senza causare effetti collaterali. Di fatto questo farmaco non esiste ancora ed è difficile ipotizzare che potrà esistere nel prossimo futuro. L'orientamento generale della ricerca farmacologica è indirizzato oggi alla ricerca di farmaci che possano agire sul dispendio energetico e\o sull'assunzione dei nutrienti con effetti selettivi sulla lipolisi (scissione dei grassi) e sull'assunzione di grassi e \o carboidrati. Le principali categorie di farmaci utilizzate sono: anoressizzanti (inducono modificazioni chimiche sul processo d'assorbimento dei lipidi), Serotoninergici (agiscono inducendo anoressia tramite la stimolazione del senso di sazietà), peptici (tutt'ora in fase di sperimentazione clinica, non è stato riconosciuto alcun uso di queste molecole nella pratica clinica per la terapia dell'obesità). Vi è infine la categoria degli ormoni, ma il loro impiego è stato bandito definitivamente per il loro effetto collaterale: gli ormoni tiroidei inducono perdita di peso anche per una significativa perdita di massa magra, vanificando la terapia. In conclusione possiamo affermare che non esiste ancora un farmaco che possa essere utilizzato a lungo termine, senza effetti collaterali e con un persistente effetto sul peso corporeo.

[modifica] Terapia chirurgica

Per i casi di obesità di alto grado, resistente a qualsiasi tipo di trattamento medico, è sempre più frequente e diffuso il ricorso alla terapia chirurgica, che ha assunto nel nostro Paese aspetti di vivace polemica circa la sicurezza e le indicazioni. Il grande obeso è un paziente ad altissimo rischio di morte precoce e di morte improvvisa, per le frequentissime complicanze cliniche associate all'eccessivo accumulo di tessuto adiposo. Il grande obeso, quindi, è un paziente che può avere effetti indesiderabili, ed a volte, inattesi, dalle terapie sia mediche che chirurgiche, che spesso devono necessariamente essere "aggressive o intensive". Le principali tecniche sono: bypass digiuno ileale (abbandonato da tempo per le gravi complicazioni), diversione bilio-pancreatica (ideata nel nostro paese, prevede l'accorciamento del tratto digestivo tramite by-pass tra sezioni di stomaco e intestino tenue), bypass gastrico (consiste nella creazione di una piccola tasca gastrica separata dalla restante porzione di stomaco mediante suture, al fine di restringerne la capacità), restrizione gastrica (Consiste in interventi che limitano l'eccessivo introito alimentare attraverso la ripartizione dello stomaco in due tasche, mediante la creazione di un bendaggio regolabile e reversibile).

[modifica] Anoressia
Per approfondire, vedi la voce Anoressia.

L'anoressia è il rifiuto di un modello di società, dove i rapporti umani vengono percepiti come innaturali. Infatti l'anoressica preferisce al rapporto con i coetanei la propria fantasia, che viaggia verso mete irrealizzabili (p.es. le può accadere di essere innamorata di un ragazzo inesistente). La ragazza avverte un bisogno forte di affermare la propria personalità, ma lo fa in maniera negativa, autodistruggendosi. Rifiuta il cibo per dimostrare di poter fare a meno di tutto (incluso l'affetto). Anoressica e bulimico sono incapaci di sopportare gravi emozioni o pesanti frustrazioni. All'origine di queste malattie vi è la necessità di comunicare in modo diverso, senza le parole, cioè digiunando o mangiando. Controllare il proprio corpo significa, per questi malati, controllare le loro ansie, l'ambiente che li circonda, di cui hanno paura. Ma si tratta di un'illusione (al pari della droga). La causa esatta di questo disordine non è conosciuta, ma gli atteggiamenti sociali nei confronti dei fattori di apparenza e dello sviluppo del corpo svolgono un ruolo nel relativo sviluppo. La circostanza interessa più frequentemente, solitamente le femmine nell'adolescenza o nell'età adulta giovane. Il vomito (spontaneo o auto-indotto) e l'uso inadeguato dei lassativi o dei diuretici sono comportamenti che possono accompagnare questo disordine. Di solito inizia con una dieta dimagrante senza controllo medico, oppure con una iniziale perdita di fame legata a un evento doloroso. Anche se il corpo è al di sotto del proprio peso ideale, la ragazza lo percepisce sempre "troppo grasso". In questo atteggiamento la ragazza può essere influenzata da spot pubblicitari (dove, per essere accettati, bisogna avere un corpo esile, agile...). Oppure può essere influenzata dall'idea di volere un corpo sottile e asciutto come tante top model. Normalmente vi sono problemi in famiglia: un padre estraneo alla vita della figlia, una madre possessiva, che induce nella figlia un forte senso di dipendenza (l'anoressica però rifiuta l'immagine del corpo materno). La ragazza teme l'apparire di quei segni corporei che segnalano l'identità femminile (seno, curve, ciclo mestruale...): in tal senso si può dire che l'anoressia esprime anche la paura di diventare adulta. Di qui l'esigenza di farsi crescere i capelli (per coprirsi) o di portarli cortissimi (per sembrare un maschio). Inizialmente la ragazza non rispetta più l'orario dei pasti, mangia poche cose a orari strani, spesso da sola. La ragazza può anche imporsi un ritmo di vita frenetico (attività scolastiche, sportive, domestiche), pur di perdere sempre più peso. Nel maschio la malattia può produrre allucinazione, delirio mistico e di onnipotenza, schizofrenia. La malattia coinvolge, col passare del tempo, tutto l'organismo: calo di temperatura e pressione e della massa muscolare, pelle disidratata e tesa, colorito giallo, occhi cerchiati e arrossati, fragilità ossea, dentaria e delle unghie, perdita di capelli e di sali (p.es. calcio e potassio), amenorrea, alterazioni cardiache ecc. La malattia viene accelerata non solo drastiche diete, ma anche da vomito volontario, abuso di diuretici, di lassativi e di farmaci anoressizzanti. La malattia diventa conclamata quando la ragazza perde più del 25% del proprio peso corporeo. Si può arrivare a pesare 28/30 kg, che è il limite della sopravvivenza. I sintomi e conseguenze possono così essere riassunti: Sintomi

* perdita del peso di 25% o più grande
* intolleranza fredda
* costipazione
* periodo mestruale, assente
* atrofia muscolo-scheletrica
* perdita del tessuto grasso
* pressione sanguigna bassa
* cavità dentali
* predisposizione aumentata all'infezione
* pelle macchiata o gialla
* capelli asciutti, perdita dei capelli
* depressione (può essere presente)

conseguenze sotto l'aspetto clinico:

* iperattività nel comportamento della persona
* gonfiore e dolori addominali dovuti all'eccessivo dimagrimento
* sensazione di freddo, specie alle estremità
* riduzione del ritmo cardiaco, fino a giungere alla brachicardia, ovvero ad un rallentamento molto forte dei battiti del cuore
* ipotensione, ovvero pressione sanguigna bassa, sia per la massima (sistolica) sia per la minima (diastolica)
* crescita di una peluria diffusa, il cosiddetto languo
* ipotonia dell'apparato dirigente (stipsi), ovvero un funzionamento rallentante di tutti gli organi della digestione
* la formazione di petecchie, ossia di piccole emorragie esterne
* ulteriori effetti, come la mancanza di mestruazioni nelle donne (condizione reversibile), caduta dei capelli, pelle secca e squamosa, mani gialle all'interno per variazione della carotenemia, ossia del contenuto del carotene nell'organismo, ed infine osteoporosi (irreversibile)

[modifica] Comportamenti tipici dell'individuo anoressico

* Per combattere la fame durante i "pasti" (ridotti in realtà a modesti spuntini) mangia il più lentamente possibile, interrompe i pasti non appena sente un senso di gonfiore anche minimo, o li consuma nello stesso orario, nello stesso posto e possibilmente da sola.

A volte anche la disposizione dei bicchieri e della posateria deve avere un preciso ordine, per evitare di perdere il controllo e di mangiare più di quanto stabilito in partenza.

* Per combattere la fame tra un pasto e l'altro assume bevande molto calde che in effetti calmano un po' la fame. Anche l'uso di spezie può servire allo scopo.
* Mette in atto quella che si chiama "alimentazione vicaria", cioè sviluppa il desiderio di veder mangiare gli altri. Forte è quindi la voglia che i genitori, i fratelli mangino magari proprio ciò che lei si è proibita. È frequente inoltre che tali pazienti collezionino ricette di cucina o preparino da mangiare agli altri. Tutto ciò provoca loro piacere e sollievo.
* Nei momenti in cui la fame si fa più intensa compie delle vere e proprie "abbuffate virtuali", vale a dire immagina di mangiare grandi quantità di cibo, magari osservando per ore la vetrina di un negozio alimentare o guardando i cibi disegnati sulle ricette di cucina. I sogni tipici di un'anoressica riguardano sostanzialmente il cibo.
* Per superare il senso di colpa per aver mangiato, conta minuziosamente le calorie ingerite o che avrebbe dovuto ingerire. Subito dopo i pasti intraprende una frenetica attività fisica (corre, cammina, balla) col preciso intento di smaltire quanto ingerito. Ciò fa diminuire enormemente il senso di colpa derivato dall'aver ingoiato quantità ritenute sempre troppo esagerate.
* Se ritiene di aver mangiato troppo ricorre a mezzi di compenso come sputare il cibo, indursi il vomito, usare lassativi e diuretici in quantità.
* Per evitare di aumentare di qualche chilo... meglio dire etto, attua un autentico controllo sul proprio corpo e sulle proprie forme. Si guarda spesso allo specchio, si prova vestiti della taglia desiderata, controlla continuamente il proprio peso sulla bilancia, si tocca il corpo per sentire le ossa (segno che le cose "stanno andando bene"). Si accorge se il cinturino dell'orologio stringe più del solito.
* Per evitare le critiche e la disapprovazione dei familiari tende a nascondere il più possibile il proprio comportamento. È questa un'ulteriore lotta in quanto i genitori, prima o dopo insospettiti dall'atteggiamento della figlia, inizieranno a spiarla e controllarla in ogni movimento.

Lei usa quindi per lo più vestiti larghi, con l'intento di nascondere la propria condizione fisica, racconta molte bugie su quanto ha mangiato e su quanto pesa. Nasconderà e getterà via il cibo anziché mangiarlo.

* Per evitare le critiche e la disapprovazione di amici e parenti evita il più possibile i contatti sociali, sia per non dover mangiare con loro (sarebbe "costretta" a mangiare di più) sia per eludere le considerazioni sul suo aspetto.
* Infine la grande fonte di soddisfazione di ogni ragazza anoressica è mantenere il proprio peso o calare un po' ogni giorno. Se qualcosa va bene, se ottiene un successo, se riceve un complimento, tutto viene attribuito al suo corpo magro. L'umore pertanto è direttamente proporzionale al peso e al controllo sul corpo.

Diversamente diventa triste e ipercritica e si considera un fallimento se aumenta di un etto. La sua autostima e il valore come persona dipendono quindi esclusivamente dal suo corpo.


Si distinguono nell'anoressia momenti differenti, caratteristici di una malattia in evoluzione:

1. Inizialmente le fatiche dovute alla restrizione alimentare vengono "rinforzate" (cioè elogiate e approvate) dai genitori, dai parenti e dagli amici, e ciò procura una grande gratificazione e soddisfazione personale, soprattutto se il disagio e la sofferenza di partenza erano considerevoli. In un secondo momento lo stress e le fatiche della restrizione vengono sostituiti da un maggior senso di energia e da un generale stato di benessere. Questo sembra essere un meccanismo biologico essenziale per la conservazione della specie: infatti nei momenti di carestia è necessario che qualsiasi animale o essere umano faccia fronte a tale emergenza con un innalzamento dell'umore e di vitalità, per sopportare meglio la difficoltà e mettersi alla ricerca di nuovo cibo.

1. Quando termina lo stato di benessere dovuto alla perdita di peso, la mente viene via via invasa da pensieri ossessivi riguardanti il cibo. Anche questi pensieri nascono dall'istinto naturale, che governa la persona sino a quando non trova cibo per alimentarsi e quindi sopravvivere. Tale desiderio di nutrirsi è così intenso che la persona diventa sensibile a ogni odore, profumo e stimolo riguardante il cibo, e tutto il resto viene messo in secondo piano. Nasce così la paura di ingrassare e di perdere il controllo, e in effetti il rischio di abbuffate esiste, e per questo in tale fase si accentuano i rituali ossessivi e le regole rigide elencate in precedenza. L'umore diviene depresso, irritabile, ansioso, e genitori e parenti che circondano la ragazza cominciano a criticarla con insistenza.

1. Si accentuano sempre più le emozioni negative; vengono anche compromesse le funzioni delle attività mentali superiori come la concentrazione, la memoria, la capacità di giudizio critico. Se nella seconda fase è ancora possibile studiare e ottenere buoni risultati a scuola, in questa ci si trova nell'impossibilità di seguire una normale attività sia scolastica che lavorativa. Quando la perdita di peso è particolarmente accentuata, l'iperattività viene incrementata. Frequenti sono inoltre i disturbi del sonno.

Infine, per una percentuale di ragazze che vanno incontro alla morte, nei mesi che precedono questo tragico evento scompare l'ossessione per il cibo e compare un profondo stato di depressione e di astenia. A questo punto le capacità logiche e critiche sono a tal punto compromesse che la ragazza non si rende più conto di cosa sta succedendo, e solo se obbligata e fisicamente costretta a mangiare è possibile un recupero. Dalla descrizione fatta si può comprendere come man mano che il dimagrimento si fa più severo la mente viene invasa sempre più dalla paura di perdere il controllo e di ingrassare. Questo pensiero diventa col tempo l'unica legge che governa la mente di queste ragazze, al punto che diventa impraticabile ogni tentativo di convincerle a un trattamento se non quando toccano il fondo. Dopo la guarigione molte ragazze hanno affermato che solo nella fase iniziale la capacità di comprensione sia intatta e il pensiero orientato verso un forte desiderio di dimagrire, mentre dalla seconda fase in poi la lucidità di ragionamento è compromessa. Questo fa capire che la motivazione al trattamento dovrebbe iniziare quanto prima, nella seconda fase almeno, altrimenti solo un forte processo di costrizione può far desistere una ragazza dal perseverare.

[modifica] Bulimia
Per approfondire, vedi la voce Bulimia.

È frequente che l'anoressica alterni lunghi digiuni a grandi abbuffate, dalle quali però si libera rimettendo tutto, oppure prendendo ingenti quantità di lassativi e diuretici. Bulimia significa mangiare senza fame, senza uno scopo preciso: l'unica motivazione è quella di placare uno stato di ansia (come il latte calma il neonato). Il bulimico vive la sua condizione con un senso di colpa. Infatti quando è in compagnia non cade mai in questi eccessi. Il suo aspetto fisico è normale, o comunque non così magro come nell'anoressica. Il bulimico ha un'immagine fortemente negativa di sé. Non prende mai delle decisioni. Ancor più dell'anoressica, non ammette la propria malattia. La crisi possono avere una frequenza media di 2 a settimana, per un periodo che va dai 3 mesi in poi. Spesso la bulimia è la diretta conseguenza di una drastica dieta (al pari di una crisi di astinenza da droghe pesanti).

[modifica] Alcuni dati sulla bulimia e sull'anoressia

Nel 1988 sono stati, in Italia, circa 55.000 i casi di anoressia, mentre i casi di bulimia (una variante dell'anoressia) sono stati circa 70.000. Oggi l'anoressia colpisce circa lo 0,5% dei giovani tra i 14 e i 20 anni (il 90% dei quali sono ragazze).

L'inizio della malattia avviene, in genere, tra i 12 e i 18 anni. La bulimia invece può svilupparsi tra i 12 e i 35 anni (1-2% della popolazione giovanile).

Benché la maggior parte delle adolescenti possa attraversare degli "episodi anoressici", la malattia vera e propria colpisce ragazze che hanno un'età tra i 18 e i 25 anni.

Mortalità delle anoressiche: 15% (per insufficienza cardiaca o renale o per le infezioni).

Maschi anoressici: l su 50.000 fra i 18 e i 28 anni. Maschi bulimici: l su 80.000 fra i 15 e i 24 anni.

L'anoressia è conosciuta a livello scientifico da tre secoli: il primo trattato medico è stato pubblicato a Londra nel 1694. Tuttavia, questa malattia esiste da secoli, e quasi sempre è stata vissuta come forma di protesta nei confronti dell'ambiente sociale.

Il Ministero della Sanità non ha ancora riconosciuto anoressia e bulimia come malattie sociali. Il primo Congresso multidisciplinare su queste malattie si è tenuto a Montecarlo (maggio 1993)

Peso forma

Il peso forma (peso normale, peso teorico, peso ideale, normopeso) non è definito omogeneamente. In medicina convenzionale si usano:

* per bambini e giovani il peso teorico ( 50 percentili di una data età e sesso)
* la formula di Bernhardt (altezza corporea * circonferenza torace / 240)
* la formula di Broca (altezza corporea - 100)
* indice di Quetelet o Body mass index BMI o Indice di massa corporea IMC (peso corporeo / altezza corporea^2)
* altri indici o regole, spesso non del tutto giustificati.

In medicina nutrizionale e secondo l'opinione pubblica, il peso forma sarebbe un importante dato biometrico per valutare rischi cardiovascolari e generali di mortalità e aspettative di sopravvivenza.

In casi estremi di sottopeso (IMC < 18) e sovrappeso (IMC > 40) è sicuramente vero, ma nei limiti riportati tra (IMC 20 ... 25 senza differenziazione di sesso ed età) il dibattito scientifico è ancora aperto. Alcuni ricercatori sostengono che non sia definibile un peso ottimale relativamente alla salute e all'aspettativa di vita, altri invece ne sostengono la definibilità. Questi ultimi provengono soprattutto dal mondo sportivo dove è innegabile che per ogni atleta è possibile definire un peso ideale che ottimizzi la prestazione; per esempio tutti i maratoneti a livello mondiale hanno un IMC decisamente inferiore a quello della media della popolazione.

Terminologia

In Italia si usa maggiormente il termine mentre in altri paesi prevalgono dei termini tipo oppure . Secondo Google.it (maggio 2006) i termini sono citati quanto segue:

* 1) Peso forma 54%
* 2) Peso normale 22%
* 3) Peso ideale 20%
* 4) Peso teorico 4%
* 5) Normopeso < 1%

Storia del peso normale

Negli anni cinquanta dello scorso secolo, la Metropolitan Life, un'assicurazione vita statunitense indagò sulla correlazione tra peso corporeo e mortalità. Pubblicò poi delle tabelle per uomini e donne con il "peso ideale" per determinare, secondo il peso, una scala di premi. Per la "medicina nutrizionale", che cominciava negli stessi anni la sua divulgazione, le tabelle portavano in effetti all'ipotesi che il peso corporeo "aumentato" (sopra la media matematica di statistica assicurativa) fosse la causa principale di morte precoce causata da malattie cardiovascolari.

Nei decenni succesivi è innegabile che comparvero ricerche che tendevano a dimostrare che il sovrappeso non fosse correlato con la mortalità e altre che ne mostravano una correlazione stretta, rivelando spesso non solo il peso di interessi commerciali e carrieristici, ma anche dell'orientamento individuale del gruppo di ricerca. Non è pertanto corretto rifarsi solo a una parte di tali ricerche senza valutarne il contributo globale. Il recente studio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (2002) ripropone il sovrappeso come la quinta delle dieci principali cause di morte, relazionandolo nei Paesi occidentali a una perdita di 7,4 anni di vita.


Peso teorico per bambini e giovani
Distribuzione di pesi nella giovane popolazione tedesca
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Distribuzione di pesi nella giovane popolazione tedesca

Il peso teorico (per giovani) è il valore medio statistico per una determinata età e un determinato sesso. Media statistica significa, che la metà degli individui è più pesante e l'altra metà più leggera del valore teorico. Per il pediatra servono dei grafici con le curve dei percentili: p. e. la curva "3 percentili" significa, che solo 3 bambini su 100 sono sotto il peso indicato. Esempio: Peso teorico (50 percentili) di un 18-enne: 62 kg. Solo il 3% pesano meno di 50 kg e solo il 3% pesano più di 80 kg. I dati per le giovani donne sarebbero 46 - 57 - 75 kg. Lo svantaggio di queste tabelle è che non è tenuta in considerazione la statura.

Le tabelle per il peso teorico dipendono dal paese e dal periodo in cui vengono adottate. Negli ultimi 50 anni, da noi furono spesso revisionate, perché si aveva la tendenza a diventare più alti e quindi più pesanti.

Formula di Bernhardt

Fino a ca. 50 anni fa, i medici usavano spesso la formula di Bernhardt per determinare approssimativamente il peso "normale" di una persona: si moltiplicava l'altezza corporea in cm con la circonferenza toracale e poi si divideva per 240. P. e. Altezza 176, circonferenza torace 105 = 176cm *105cm / 240 cm2/kg = 77 kg. Lo svantaggio della formula è che non tiene in considerazione l'età.

Formula di Broca

La formula di Bernhardt veniva poi sostituita (per motivi di semplicità) dalla formula di Broca: altezza corporea - 100 + - 10% ... 20 %, P. e. Altezza 176 = 176 cm - 100 cm = 76 kg + - 10% = 69 ... 84 kg. Secondo altri autori invece 76 kg + - 20% = 61 ... 91 kg. Lo svantaggio della formula è che non tiene in considerazione nè il sesso nè l'età.

Indice di massa corporea

Ca. 15 anni fa (forse per l'aumento dell'uso delle calcolatrici), la formula di Broca venne sostituita dalla formula di Quetelet, che in gergo si chiama Body mass index BMI oppure Indice di massa corporea IMC. I medici convenzionali ritengono "normale" un indice da 20 ... 25. L'IMC si calcola dividendo il peso corporeo per il quadrato dell'altezza corporea:

* IMC = Peso / Altezza^2;
* Peso normale = Altezza^2 * 20 ... 25
* Esempio: Altezza = 1.76; Altezza^2 = 3.1: Peso normale = 20*3.1 = 62 ... 25*3.1 = 78 kg.

Lo svantaggio della formula è che:

* non tiene in considerazione né il sesso né l'età, anche se sappiamo che le donne corrono meno rischi degli uomini,


Altri indicatori

Il peso forma in certe pubblicazioni dietetiche, salutistiche e di body building è sinonimo di "peso ideale" o "normopeso" e questo secondo le immaginazioni degli autori delle pubblicazioni. Il peso forma di un individuo viene rilevato da tabelle o calcoli basati su criteri spesso non chiaramente spiegati. La maggior parte pare si basi su "ideali" di massa grassa e di massa magra difficilmente quantificabili e quindi inaffidabili.

Il termine non è usato in medicina convenzionale. Per rilevare dati biometrici in merito si usa l'indice di massa corporea o la formula di Broca.

Dati attualmente usati per il peso forma

Secondo gli autori dovrebbero servire a valutare rischi per la salute umana, anche se questo fatto è fortemente dubitato dalla comunità scientifica (vedi fonti), se non si tratta proprio di valori estremi di sottopeso o di obesità. Utilizzando l'IMC, sono state proposte diverse tabelle.

* proposta dell'Organizzazione Mondiale della Sanità 1998
* tabella abitualmente usata da medici Italiani
* tabella "densità corporea"
* e tante altre

A titolo illustrativo riportiamo delle tabelle di diverse "scuole" alimentari" senza valutazione. Ci sarebbero tante altre.

Tabelle pubblicate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità

La tabella OMS incredibilmente non differenzia fra uomo e donna. Vista la struttura corporea diversa, la diversa percentuale di grasso, il diverso quadro ormonale ecc. non è scientifico unificare i valori per i sessi.

Tabella dell'OMS (1998):
Sottopeso < 18,5
Normale Da 18,5 a 24,9
Sovrappeso Da 25 a 29,9
Obeso Da 30 in su


[modifica] Tabella abitualmente usata da medici Italiani
Situazione peso Min Max
Super obeso >50,0
Patologicamente obeso 40,0 49,9
Gravemente obeso 35,0 39,9
Obeso 30,0 34,9
Sovrappeso 24,9 29,9
Regolare 18,5 24,9
Magrezza 16,0 18,4
Grave magrezza <16,0

La medicina nutrizionale convenzionale e (in parte anche la medicina generica) usa delle tabelle come la seguente per definire termini da "magrezza" fino a "obesità" in diverse sfumature:




Tabelle di "Densità corporea"

Il termine non è appropriato, perché con densità si intende al solito unità di massa / unità volumetrica. Mentre "l'indice di densità corporea" è calcolato come rapporto fra il peso in kg e l'altezza in centimetri. Essendo una grandezza dimensionalmente del tipo [kg/m^2], essa è una densità di superficie che aprossima la superficie del corpo umano come un quadrato di lato pari alla sua altezza.

Si tratta in breve del solito indice di massa corporea IMC.

Se il valore dell'indice è compreso fra 18 e 25, l'individuo è normopeso. Sopra è sovrappeso e, oltre una certa soglia, obeso; se il valore è inferiore è sottopeso.

Gli specialisti di questa scuola alimentare consigliano i seguenti valori: Uomini
Età

Min

Medio

Max
20-24

14,9

19

23,3
25-29

16,5

20,3

24,3
30-34

18

21,5

25,2
35-39

19,3

22,6

26,1
40-44

20,5

23,6

26,9
45-49

21,5

24,5

27,6
50-59

22,7

25,6

28,7
60

23,2

26,2

29,3

Donne
Età

Min

Medio

Max
20-24

22,1

25

29,6
25-29

22

25,4

29,8
30-34

22,7

26,4

30,5
35-39

24

27,7

31,5
40-44

25,6

29,3

32,8
45-49

27,3

30,9

34,1
50-59

29,7

33,1

36,2
60

30,7

34

37,3

In rete sono disponibili semplici strumenti per misurare facilmente l'indice di densità corporea: zerodieta checkup.

[modifica] Dati approssimativi secondo studi scientifici
Indice di massa corporea IMC (BMI) e mortalità
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Indice di massa corporea IMC (BMI) e mortalità

Secondo le ultime ricerche scientifiche (vedi Fonti), potrebbero far stato ca. i seguenti dati. Sono valutati in senso molto prudente. I limiti riportano valori con apparente aumento di mortalità, statisticamente non ancora rilevante con certezza.

Inoltre risulta che il "sottopeso" è un'indicatore abbastanza affidabile per una aumentata mortalità per malattie degenerative, tumori, incidenti e suicidi, mentre il "sovrappeso" sembra essere un indicatore debole per malattie cardiovascolari, largamente superato da una serie di altri fattori rischio (distress cronico, tabagismo, ...).

Peso corporeo umano

Biologicamente, il peso corporeo (la massa) è determinato dalla massa di tessuti, di organi e di liquidi nel sistema. Un primo indicativo è dato dalla statura: il peso si sviluppa in modo esponenziale rispetto alla statura (approssimativamente alla terza potenza).

Il secondo indicativo è dato dalla quantità di liquidi ritenuti. Questo dipende essenzialmente da ormoni (ADH, aldosterone) e dal funzionamento del sistema linfatico.

Il terzo indicativo è dato dalle scorte energetiche (grasso bianco) che un organismo ha accumulato. La quantità di grasso dipende dalla quantità di cellule lipidiche (adipociti) che possiede al momento e dal loro riempimento. A seconda del regime alimentare seguito possono riempirsi o svuotarsi, mentre è ormai assodato che in età adulta non vengono generate nuove cellule lipidiche (adipociti).

Determinanti del peso corporeo

Fattori determinanti che influenzano il peso corporeo umano:

* genetica: peso dei genitori
* anatomia e fisiologia individuale
* metabolismo individuale
* gestazione, peso alla nascita
* infezioni (p.es. l'adenovirus 36 e altri 6 micro organismi sono noti per creare adiposità)
* malattie e disfunzioni ormonali
* età
* ambiente psicosociale
* stile di vita

A oggi non è affato chiaro l'importanza dei vari fattori sul peso; da alcuni si sostiene che il ruolo principale è giocato da fattori ormonali, ma la maggioranza dei ricercatori è propensa a credere che una cattiva alimentazione e la mancanza di attività fisica siano i maggiori responsabili dell'incremento ponderale.

Normopeso, sovrappeso, obesità, sottopeso
Relazione circonferenze vita / fianchi
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Relazione circonferenze vita / fianchi

Sul peso corporeo esistono innumerevoli pareri, ma di scientificamente provato esiste poco. Alcuni studiosi si impegnano a studiarlo secondo un indice di mortalità, ma tali studi sono spesso inficiati dal fatto che i portatori di malattie croniche nel periodo precedente la morte sono stati oggetto di un evidente calo ponderale; inoltre è a tutti evidente il fatto che la maggior parte dei soggetti che superano gli 80 anni di età sono "magri", almeno secondo lae definizione più convenzionale del termine. Altri studiosi utilizzano tabelle come quella dell'OMS che sotto riportiamo. In ogni caso, sembra prendere sempre più piede la strada di valutare il peso corporeo in relazione alla qualità della vita del soggetto, con particolare riferimento alla diminuzione del rischio di malattie croniche più o meno invalidanti.

[modifica] Sottopeso

A livello sanitario essere "sottopeso" (IMC < 20) è critico, perché c'è un forte sospetto di:

* anoressia o ortoressia, malattie mentali (provenienti di iperproduzione endorfinica) che finiscono spesso in modo letale per cachessia. Oppure ci sono problemi di:
* deperimento organico patologico o di
* tossicodipendenza: cocaina, morfina, anfetamina, alcol, …che sfasano la percezione dell'appetito come regolatore del peso corporeo.

Dopo aver chiarito le cause, occorrono interventi medici / psichiatrici.

[modifica] Obesità
Indice di massa corporea in non adulte, sane ragazze tedesche
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Indice di massa corporea in non adulte, sane ragazze tedesche
Indice di massa corporea in non adulti, sani ragazzi tedeschi
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Indice di massa corporea in non adulti, sani ragazzi tedeschi

L'obesità non è definita in modo uniforme. In psicologia è classificata come disturbo dell'alimentazione. Sono comunque più importante il fattore circonferenziale (> 1.1) e gli sbalzi di peso (>+10% all'anno) dell'IMC. Secondo le tabelle di mortalità per adulti, i seguenti valori IMC sono ritenuti come limite all'obesità:

* in donne: IMC > 36
* in uomini: IMC > 32

aumenta la mortalità. L'obesità è meno letale del sottopeso, ma va tenuta sotto controllo. Dopo aver chiarito le cause, si tenta di modificare le condizioni psicosociali e di mantenere il peso attuale, cosa che con gli anni abbassa il rischio cardiovascolare.

[modifica] Peso corporeo e mortalità
Peso corporeo e mortalità
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Peso corporeo e mortalità

La mortalità è minima con un indice di massa corporea IMC (BMI) tra 25 e 35 kg/m2. Lancet 2006 [1]

[modifica] Tabella di magrezza dell'OMS (1998)
Valutazione IMC, BMI (kg/m2)
Sottopeso < 18,5
Normale Da 18,5 a 24,9
Sovrappeso Da 25 a 29,9
Obeso Da 30 in su

Diete restrittive e cure dimagranti
Percorso di cure dimagranti
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Percorso di cure dimagranti

Se per alcuni studiosi il tentativo di cambiare a lungo termine l'indice di massa corporea non ha senso, perché, biologicamente, il numero di cellule lipidiche può solo aumentare nel tempo e mai diminuire e quindi il raggiunto è raggiunto, per altri è fondamentale che il riempimento delle cellule lipidiche (e quindi il grasso corporeo) resti limitato per evitare patologie vascolari, ortopediche e metaboliche.
La definizione di una dieta dimagrante è molto complessa; di fronte al riscontro che alcuni soggetti diminuiscono il loro peso e restano magri per il resto della loro vita, mentre altri continuano a dimagrire e a ingrassare nuovamente (effetto yo-yo) con grave danno per la salute.

In campo medico molto duro è il dibattito di chi sostiene l'utilità delle diete e chi invece la nega; entrambi i partiti adducono ricerche contraddittorie e non ancora definitive.